Il referendum, i sette dischi e l’isola deserta Crêuza de mä si classifica prima al referendum
I risultati
CLASSIFICA GENERALE
Dalle canzoni agli album, sempre sull’isola, sempre sette. I risultati finali del referendum in cui lo scorso anno si chiedeva di votare i sette album da portare sull’isola confermano la tendenza già riscontrata in quello relativo alle sette canzoni. Il massimo dei consensi l’ha ottenuto Fabrizio De André con Crêuza de mä, questa volta per l’album, l’altra volta per la canzone. Lo scorso anno, l’addensamento di voti intorno a De André, e in particolar modo intorno a un album cantato interamente in genovese, aveva ingenerato il dubbio che i votanti fossero spinti più che altro da un moto regionalistico, visto che la gran parte dei voti era stata raccolta in teatro nel corso della rassegna. Il risultato di quest’anno dissolve anche questo dubbio, dal momento che le preferenze sono giunte quasi esclusivamente sul sito, garantendo così una maggiore rappresentatività territoriale. Al secondo e al terzo posto, a differenza dell’anno scorso, non c’è più Luigi Tenco ma ci sono Paolo Conte con Aguaplano e Francesco Guccini con Via Paolo Fabbri 43. Questo perché di alcuni autori, come Tenco, sono ricordate di più le singole canzoni, mentre di altri, come Conte (l’anno scorso solo quarantaquattresimo), di più gli album. A dimostrazione del fatto che c’è una corrispondenza più stretta tra autore ed album di quanto non ci sia tra autore e canzone (la canzone, infatti, tende ad essere più un patrimonio comune che un bene esclusivo di chi l’ha scritta), la classifica per autore rispecchia quasi fedelmente quella per album, soprattutto ai vertici, cosa che non accadeva lo scorso anno con le canzoni. In vetta si registra un’unica eccezione, quella di Francesco De Gregori, posizionatosi al quinto posto precedendo di una posizione Franco Battiato, quando invece al quinto posto nella classifica degli album c’è La voce del padrone, mentre Rimmel occupa solo il sesto. Il quadro degli album è completato dal quarto posto occupato da Discanto di Ivano Fossati (che l’anno scorso occupava con C’è tempo solo la posizione numero undici) e dal settimo di The dark side of the moon dei Pink Floyd, che occupano la stessa posizione anche nella classifica per autori. Di alcuni autori si è votato più di un album. Considerevole anche da questo punto di vista l’affermazione di De André, che piazza Anime salve al nono posto e Non al denaro, non all’amore né al cielo all’undicesimo, mentre per trovare Lindbergh, il secondo album più votato di Fossati, bisogna scendere molto più in basso. Lo stesso vale per Radici di Guccini, che completa il podio della sottoclassifica dei primi-secondi. La classifica degli album stranieri, com’è facile intuire, è guidata da The dark side of the moon, seguito a ruota da Sgt. Pepper’s lonely hearts club band dei Beatles, giunto tredicesimo, e da Rain dogs di Tom Waits, classificatosi al sedicesimo posto. Il versante femminile è meno rappresentato. Bisogna scorrere fino al ventiquattresimo posto per trovare la prima rappresentante del gentil sesso, anche quest’anno Fiorella Mannoia, con l’album I treni a vapore, seguita da Loredana Berté, posizionata sette posti più in basso con Traslocando, e da Ornella Vanoni, classificatasi alla trentottesima posizione con l’album Uomini. I commenti che hanno seguito i voti si sono distinti per fantasia e sagacia, ma noi, più banalmente, ne riportiamo solo uno che, seppure non brilli “né per lo spirito né per il gusto”, appare quantomeno profetico: “Tanto vince De André!” A questo punto, dopo due referendum, sembra proprio che si possa affermare, senza tema di smentita, che Fabrizio De André da Genova resta, malgrado la sua assenza di cui non smetteremo mai di dolerci, il più amato dei nostri cantautori.